Toc toc, Tic tac

Ciao!, chiunque tu sia; mi piacerebbe saperlo, curiosa come sono. Intanto accomodati pure, che ti spiego due-tre cose. La prima: questo blog prende nome dal titolo del mio romanzo autobiografico – del quale, scaramanticamente, non ho intenzione di riportare alcun estratto, almeno fino a pubblicazione avvenuta (oggi mi sento ottimista). La seconda: a trovare spazio qui saranno i miei scritti sparsi, per la maggior parte inediti — di seguito, eccone uno — impressioni, pensieri eccetera, così come mi gira. La terza: questo è un blog in progress, come tutti: ho ancora tutto da imparare, sbagliare e personalizzare su WordPress, e a orologeria, come la vita: se, quanto e come continuerà, impossibile (pre)dirlo. Buona lettura.

Note: Hung Up di Madonna  

 

Sporcarsi le mani

Moda computer&tecno viaggi&ristoranti postadelcuore bellezza e pubblicità, soprattutto. Sfoglia quella vita sconosciuta pagina dopo pagina, bevendo ogni parola con attenzione e concentrazione totale, come se il traffico le persone i loro sguardi curiosi o perplessi non esistessero ma ci fossero solo i suoi occhi sulle pagine, e lei laggiù, una cinquantina di passi avanti ad aspettarlo, calma e pacifica nel suo mezzo sorriso sdentato. Ogni passo una pagina, spostando il peso da un piede all’altro, la gamba più corta a regalargli un dondolio pericolante che mette all’erta ogni passante, per quanto indifferente o assorto. Come se non fossero già abbastanza evidenti e diversi in quelle mattinate di gente frenetica, di spesa con l’automobile in doppia fila, casalinghe trafelate, pensionati perdigiorno: figure come statuine di un presepe, ognuna col suo posto fisso nel quartiere, la sua ora, il suo ordine di apparizione accettato e codificato dalla comunità. Loro no, hanno sposato la sorpresa: appaiono quando e dove gli pare. A un’età in cui si scende, si chiude, ci si toglie di torno dalla vita, dalla società in corsa, scegliendo la rassicurante monotonia delle pareti domestiche, delle ore scandite dalla televisione, dai richiami dei figli, dalle sbadataggini delle badanti, loro due non solo hanno ancora la presunzione di bastare a se stessi: sono scesi in campo, in strada, a combattere la loro personale battaglia civile. Nessuno sa dove abitano, chissà poi se ce l’hanno una casa, dove sistemano tutte le cose che raccolgono nel loro nomadismo da un cassonetto all’altro della città. Pendolari della spazzatura, disperati? Nemmeno per sogno. La loro è una ricerca calma, metodica, dettata non dall’urgenza o necessità ma dalla curiosità, dal desiderio. Sempre con gli occhi all’erta, pronti a raccogliere ed esaminare l’utilità residua di ogni piccola cosa buttata via. Oltre ai rifiuti classificati (che la gente quella sì, impaziente, finisce per gettare alla rinfusa) intorno ai cassonetti c’è di tutto: ferri da stiro e ferrivecchi, scheletri di sedie, giocattoli rotti, pile di riviste da cui lui pesca sempre quelle più lucide e colorate. Le separa dalle altre, che getta nel cassonetto della carta. Ripulisce ogni porzione di marciapiede con gesti attenti e amorevoli, neanche fosse un “operatore ecologico” comunale assunto di fresco. Quelli poi, te li raccomando: sempre di fretta, di corsa, pieni di vergogna; è un lavoro come un altro, sì, prova a farlo tu!, prova a sopportare gli sguardi lo schifo della gente e poi mi saprai dire. Quel vecchio invece si immerge ogni volta nella monnezza con interesse, sollecitudine; c’è una specie di felicità nei suoi gesti. E la sua compagna sempre ferma lì a fianco, che aspetta con pazienza interesse stoicismo, chi lo sa?, tenendo una grande busta di plastica che va man mano riempiendosi di nuove scoperte. A parte questa separazione di ruoli (lui attivo cercatore, lei passiva depositaria), sono identici: stessa altezza breve, stesso taglio di capelli a spazzola, stessi pantaloni di fustagno, stessa felpa o maglione, scarpe sportive, tutto usato, vecchio ma pulito. Emanano una luce, un candore che nemmeno il bianco più bianco. Come facciano a sporcarsi le mani senza sporcarsi è un mistero. Come il motivo che li muove a fare quello che fanno. E mentre fanno parlano, Dio mio quanto parlano! Di cosa?? Di come riaggiustare un attrezzo, di quali cassonetti restano da esplorare, dove sistemare, a chi regalare i frutti del raccolto di oggi? Per me, è un bel mistero.  

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