Una tira l’altra

In fatto di letture (ma non solo), credo molto alle coincidenze. Credo cioè che i libri migliori si trovino per caso, e che si leggano proprio quelli che in quel momento si ha bisogno di leggere. Credo che certi libri ti chiamino a sé, e che si chiamino anche tra sé, in un misterioso intreccio di connessioni, rimandi ed affinità che è bene non indagare troppo. E’ così che, nell’ultimo mese, il mio comodino si è ritrovato ad ospitare i libri di due autrici che a prima vista non potrebbero essere più diverse tra loro: il primo romanzo di un’esordiente italiana e un evergreen di un’inglese consacrata (ormai nel secolo scorso) dal Booker Prize.
La prima, Caterina Falconi, mi onora della sua amicizia (e perfino di una dedica!) da quando abbiamo condiviso la gioia della pubblicazione; la seconda, Anita Brookner, l’avevo già incrociata spulciando schedari universitari, ripromettendomi prima o poi di leggerla, fino a quando il mio personale pusher di libri l’ha scovata a prezzo stracciato, in una vecchissima ma ancora attualissima traduzione, riproposta pari pari l’anno scorso da un altro editore.
Il nesso tra due autrici apparentemente così distanti si esplicita innanzitutto nella scelta delle protagoniste dei loro romanzi: due donne che, vuoi per indole, vuoi per scelte sbagliate, si ritrovano sole ed insoddisfatte, desiderose di un cambiamento decisivo nella propria vita.
Lo strumento prescelto per il proprio riscatto sociale ed esistenziale passa, in un primo momento, per la scrittura: “E’ un tentativo di arrivare agli altri e di far sì che ti amino. E’ la tua istintiva protesta quando ti accorgi di non aver voce nei tribunali del mondo e che non c’è nessuno che parlerà in tuo favore. Io darei il mio intero patrimonio di parole, passate, presenti e a venire, in cambio di un accesso più facile al mondo, in cambio del permesso di affermare “mi fa male” o “detesto” oppure “desidero”. O, in verità, per dire: “Guardatemi”. Così la brookneriana Frances. La Silvia di “Sulla breccia”, invece, “Quando era un po’ più giovane sognava di diventare una scrittrice. E aveva buttato giù tre racconti brevi, di getto. Ma quando aveva provato a scrivere un romanzo si era accorta di non avere costanza sufficiente. E aveva rinunciato.”
Sia Frances che Silvia potrebbero quasi rassegnarsi ad una vita incolore, a una quotidianità scandita da abitudini incancrenitesi negli anni, ad improbabili sogni di gloria letteraria, se non fosse per il doloroso confronto con le vite di amiche più appariscenti, sfrontate e fortunate: la bionda Alix, che con “la faccia ridente, con i capelli in disordine e i denti rapaci (…) faceva pensare a immense riserve di appetiti e di piacere”; la rossa ossigenata Cinzia, che “… sembrava una vecchia saggia e un po’ laida intrappolata in un corpo da giovane”, e soprattutto per la crescente presenza, sentita e sofferta, dell’Altro, di un uomo: tanto prossimo da essere amico, ma per varie ragioni impossibile da avere tutto per sé.
I personaggi maschili di “Guardatemi” e “Sulla breccia” sono anch’essi molto simili: nella loro aura da principe azzurro, nel ruolo di eroe salvifico su cui le donne proiettano le proprie fantasie di fuga, il proprio bisogno d’amore. Entrambi, pagina dopo pagina, emergono dall’iniziale nuvola idealizzante per rivelarsi nella propria fragilità e crudeltà di esseri umani; ciò, ovviamente, non farà che renderli ancora più cari e desiderabili… ma non andrò certo a raccontarvi come va a finire tra Frances e James, Silvia e Angelo, con quali eventi, figure e fantasmi dovranno misurarsi, in cosa i loro percorsi si differenzieranno: lo scoprirete solo leggendo.

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2 Risposte to “Una tira l’altra”

  1. Isabella Says:

    Ho tutti i libri di Anita Brookner e devo dire che invecchiando (il lettore) migliora (l’autore). Vedi http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/mar/06/anita-brookner-strangers

  2. loscopriremosoloscrivendo Says:

    Grazie del link, Isa! L’ho appena salvato, non vedo l’ora di gustarmelo con calma :-)

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