Oh, Cherry Day…

Spinta dalla frenesia di ciliegie fresche-fresche di stagione e dalla snobberia di evitare almeno una volta nella vita Cantine Aperte, metto alla prova le mie discutibili capacità di orientamento dirigendomi in macchina verso Giuliano Teatino. Mi perdo, alla faccia delle mappe. A salvarmi dalla boscaglia teatina e dai lazzi dei paesani appollaiati fuori dai bar arriva una strega buona, un’ottuagenaria accartocciata e monòcola, che prima di reindirizzarmi nella civiltà mi squadra ben bene e mi chiede: 1) se so leggere, e 2) se so leggere i cartelli stradali, “ché oggi, se non sai leggere, non vai da nessuna parte!”. Eh, me ne sono accorta sì. Rimetto in moto, la vedo dallo specchietto che alza una mano nella mia direzione: saluto, anatema o benedizione? Credo l’ultima dei tre, perché anche se ha iniziato a piovere, la strada sdrucciola e la visibilità latita, trovo infine il paesello. Impossibile sbagliarsi, è lui: ovunque — appena fuori, dentro, sotto, sopra: OVUNQUE, trionfano alberi e alberi e alberi stracarichi di ciliegie. Mi inoltro nella mischia allegra della sagra e, finalmente, compro: 2 marmellate (ciliegie e visciole), 2 dolci (crostata e rotolo alla marmellata di ciliegie), e ovviamente un chilo di ciliegie belle croccanti e saporite — le avevo mangiate già come frutta a fine pranzo, ma vuoi mettere il sapore paesano del “colto e mangiato”? Che soddisfazione!
In sottofondo, imprecazioni di vigili urbani alle prese con carri allegorici, canzoni del secolo scorso a tutto volume, paesani che si fregano le mani, felici di aver fregato noi cittadini con la scusa della genuinità, e un altoparlante che invita tutti a iscriversi alla GARA DELLO SPUTO DEL NOCCIO DI CILIEGIA. Vince chi sputa più lontano… mi ricorda qualcosa, brucio dalla voglia di mettermi alla prova, ma la timidezza prevale.
In macchina il profumo dei dolci trapassa le spesse buste di plastica, torturandomi. Mi vendico una volta a casa, riducendoli in briciole. E già che ci sono, attacco pure le ciliegie. Aaaaah. A fatica ne lascio qualcuna, ma c’è pur sempre la cena! Squilla l’odiato cellulare, una voce amica mi invita a passare a casa sua: “vieni, ché ti devo regalare un po’ di CILIEGIE, appena colte con le mie mani”…

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