Razzismo c(i)eco

L’articolo Presseurop linkato ieri (e, forse, anche tradotto?) da fogliedivite mi ha riportato improvvisamente alla memoria l’intenso semestre trascorso come assistente linguistico in un istituto superiore di Senov u Noveho Jicina (Moravia).
A quanto pare, dopo dieci anni la loro situazione scolastica non è migliorata, soprattutto per quanto riguarda il razzismo di insegnanti e allievi nei confronti di quelli che chiamavano, con disprezzo misto a paura, “tzigàny, tzigàny”. Ricordo che durante il mio primo giorno di ambientazione nel paesotto, tra i landmarks che la vicepreside mi illustrava compiaciuta (statua di Lenin imbrattata di vernice, piazza rettangolare circondata da portici, palazzine in colori pastello, sportello bancario ECU-friendly, fabbricona di carri armati in dubbiosa riconversione, fabbrichetta di cappelli, Grand Hotel kunderiano, ristorante cinese, risto-disco-pub ggiovane, microstazione ferroviaria, commissariato, ufficio postale, supermercatino con annesso baracchino di polli arrosto, sauna finlandese mistaaah, confine polacco e Sudeti in lontananza) era compreso anche un palazzone cadente con finestre rotte e cortili bui, popolato da facce che, provenendo da un quartiere-ghetto a mia volta, ho subito riconosciuto come familiari.
“DON’T WALK NEAR THERE. STAY FAR AWAY, OR THEY WILL ROB YOU!!!”
l’avvertimento di Milada (Ahoj!, how are you??), pur se in un inglese accecato, era inequivocabile. Naturalmente l’ho ignorato; di quante volte sia passata lì vicino in quei sei mesi ho perso il conto, e mai che sia stata aggredita né derubata. Quante volte, invece, ho visto che per strada le macchine della polizia fermavano sempre-e-solo ragazzi rom. Di vederli in classe, poi, neanche a parlarne. A scuola vedevo altro… molto, molto altro, ma per ora mi fermo qui sennò la nostalgia canaglia mi attanaglia.

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2 Risposte to “Razzismo c(i)eco”

  1. Luigi Muzii Says:

    Senza nessun intento polemico mi chiedo: c’era bisogno di andare fin nell’allora Cecoslovacchia per scoprire la discriminazione verso i rom?
    Bastava recarsi in qualche scuola della città, dalle elementari alle superiori, a piacere. Bastava parlare con qualche locale. Bastava mettersi dietro a una volante. Quel che è peggio è che basta tanto ancora oggi e che, mentre lo scrivo, faccio fatica a convincermi che non sarei prevenuto anch’io…

  2. loscopriremosoloscrivendo Says:

    Ci mancherebbe, in Italia l’atteggiamento nei loro confronti non è poi tanto diverso (pure io non è che sia sempre così aperta e limpida, eh). Ma in Repubblica Ceca i rom, se mai si iscrivono a scuola, vengono inseriti a priori nelle classi differenziali, escludendo così ogni possibilità di comunicazione e/o “integrazione”… un Santino Spinelli ceco, a tutt’oggi, non potrebbe esistere.

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