Pescavilla

Stessa spiaggia, stesso mare? Non proprio, non quest’estate, che si preannuncia più randagia che mai per la scrivente. Avendo dunque appena rinunciato alla prima fila storica nello stabilimento storico, ai chi-non-muore-si-rivede-e-a-casa-tuttapposto-e-ti-vedo-bene con i vicini d’ombrellone, ai sorrisini e/o alle occhiatacce quando un gruppone di adolescenti abusivi si spaparanza beato sotto la ‘tua’ ombra, agli ospiti imprevisti che sono sempre sacri e vanno onorati con offerte di sdraio/lettino/crema solare/granita/massaggio pseudoshiatzu, alle processioni di ciarlieri venditori extracomunitari che ti si fermano proprio davanti agli occhiali a specchio ben sapendo che fai solo finta di dormire, ai pettegolezzi orecchiati sull’ex amante del fu cardiologo, sul divorzio dell’atletico podologo, sul tardivo figlio dello psicologo, all’invidia critica per la dynasty di simil-Agnelli che da almeno tre generazioni infesta la palma di fronte al tuo ombrellone, alla competizione all’ultimo tanga con le solite note, al bagnino harleydavidson-dotato con drago e sorriso tatuati, al gestore ex-calciatore che se ne sta qui per cinque mesi l’anno e gli altri sette se li passa in Spagna alla faccia e coi soldi tuoi, a sua moglie ex reginetta di bellezza che pare essersi rifatta la faccia prendendo a modello Martina Colombari, al ricco pensionato che con la scusa della simpatia ti ruba il giornale non appena vai a tuffarti, ai parenti poco serpenti, agli scogli ancora una volta foderati di cozze ma sempre più incassati nella rena, non sono però riuscita a rinunciare del tutto alla location.
Così, specializzata nelle (auree? mah!) vie di mezzo, indecisa su quale lembo di spiaggia libera superstite piazzarmi, ho scelto quello che confonde il confine tra Pescara e Francavilla, ribattezzandolo con un naming neanche tanto originale (rinunciare alla scimmia del copy: questa la vedo più dura!), frutto della difficoltà dei distacchi definitivi, della necessità di tenere insieme tutto o, più semplicemente, della vicinanza (cinque minuti in auto, dieci in bici) e della limpidezza di quel tratto di mare che sempre mi ipnotizza, mi avvolge, mi culla.

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