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Tarramutu e tapparelle

6 aprile 2011

Avevi gironzolato per le vie e piazze ancora intatte della città più fredda d’Italia solo due giorni prima della notte più crudele del 2009: un impegno di lavoro nell’unico centro commerciale che sarebbe rimasto in piedi, poi già che c’eri un salto da tua cugina, studente fuorisede prossima alla laurea in Ingegneria. A dire il vero non avevi molta voglia di fare la turista: troppi pensieri per la testa, però ti eri lasciata convincere dai tuoi ciceroni improvvisati a una passeggiata prima di riprendere l’autobus extraurbano che ti avrebbe riportata sulle rive adriatiche. Tanto più che splendeva un bellissimo sole che scaldava e scolpiva cose, case e monumenti e Pasqua era già nell’aria, affollava le vetrine dei negozi di uova di cioccolato e ingentiliva le facce degli aquilani che ti scorrevano accanto nel Corso, ma chi l’ha detto che questa è la città più fredda d’Italia e che i suoi abitanti sono scostanti? Iniziavi a rilassarti pure tu, e accettasti l’invito a fermarti per il pranzo. “Fettuccine all’uovo con i funghi: preparo io, voi mettetevi comode!”. Che carino il tuo coinquilino, se poi è pure un bravo cuoco… sicuro che siete solo amici?
Alla terza forchettata condita di chiacchiere universitarie il coinquilino carino si blocca in una parola sconsolata: “Arieccolo!” Alzi gli occhi al soffitto: in effetti sì, c’è il lampadario che oscilla lieve come una baiadera, ma saranno le fettuccine che paiono davvero fatte in casa coi funghi di montagna, sarà il sole che splende quasi estivo oltre le finestre, sarà che sei in compagnia di due futuri ingegneri, quella breve scossa decisa quasi ti sembra una barzelletta; e dopotutto sei mesi di scosse continue a te arrivano solo attraverso i notiziari della televisione, “Voi sulla costa siete più fortunati, qua ormai è da Natale che ju tarramutu si fa sentire almeno una volta al giorno, ancora più spesso di notte… ormai ci siamo abituati, e dormiamo vestiti”, commenta tua cugina. La guardi meglio in viso e noti che ha le occhiaie un po’ più scure di quanto ricordassi: forse non è solo a causa delle serate universitarie in discoteca. Pronunci inutili frasi solidali e ti rimetti tranquilla a mangiare: in fondo, se neanche i due futuri ingegneri si sono precipitati fuori cavalcando i quattro piani di scale senza ascensore di quel malconcio palazzotto popolare (ma i fuorisede, si sa, devono adattarsi) e hanno continuato a ingoiare fettuccine, non c’è pericolo. Lo dicono e ripetono da giorni anche i tecnici alla radio e alla televisione; sì, c’è un certo Giuliani che parla di livelli di radon in aumento, ma chi ha mai sentito parlare di lui, chi è questo qua, sarà qualcuno che vuole farsi pubblicità o fomentare inutili allarmismi, insomma cittadini aquilani datevi una calmata e non rompete le scatole con ‘sto tarramutu, non ci sono indizi che facciano pensare che si stia preparando una scossa di maggiore entità, sì questa è zona sismica e vi ricordate il terremoto di Avezzano del 1915, ma questa è un’altra epoca, un altro secolo, abbiamo tecnologie avanzate strumenti sofisticatissimi, no non possiamo escluderlo ma nemmeno prevederlo quindi state tranquilli e tornate nelle vostre case che non c’è nessun pericolo.
Riparti da L’Aquila con lo sguardo distratto di chi non sa che è l’ultima volta che la vedi intera, contenta del fuoriprogramma, della passeggiata e delle fettuccine, un po’ invidiando i due futuri ingegneri con tutta la vita davanti; li hai invitati a Pescara, la prossima volta cucinerai tu. Mi raccomando, quando volete siete miei ospiti, ho una camera in più. L’unico difetto è che non ha le tapparelle, quindi se siete abituati a dormire al buio la vedo dura! Per fortuna tu invece nella tua stanza puoi calarle fino a terra e non far entrare nemmeno un filo di luce: solo così riesci a prender sonno, nel buio totale. L’oscurità ti culla come un grembo materno, dimentichi tutto e tutti, anche te stessa. Aaaaaahh.
Oh. Oh? O-o-oh! Oddio che succede oddio il letto balla come un tagadà oddio non si vede una mazza oddio ju tarramutu oddio Scappa-Scappa-Scappa, rotoli giù sul pavimento, accendere la luce sul comodino è un pensiero perso in distanze siderali; solo un allarme ti risuona dentro Scappa-Scappa-Scappa, ma come faccio a scappare scalza, cerchi a tentoni le pantofole per terra ma le spingi ancora più in là; ti infili sotto al letto con uno scatto da lucertola, pancia a terra e faccia nella polvere, il pensiero che forse rimarrai sepolta lì ti annichilisce per un eterno secondo; lasci le pantofole al loro destino, ti rialzi oscillando insieme alla stanza, inutile cercare punti fermi sulle pareti che paiono di gomma, Scappa-Scappa-Scappa, finalmente spalanchi la porta blindata e ti ritrovi sul pianerottolo a gridare Aiuto con una voce strozzata che non è la tua. Ti risponde la faccia stravolta del dirimpettaio in pigiama con famiglia al seguito. E’ stata lunga e brutta, vi dite, ma ora ha smesso. Dai, torniamo a dormire.
E chi dorme? Rientri in casa, accendi la radio internet la tv: parlano di una violenta scossa di terremoto con epicentro nei dintorni de L’Aquila, cavolo! Chiami subito tua cugina al cellulare, chi se ne frega se sono le tre del mattino: se qui a Pescara si è sentita così, chissà là che cavolo è successo. Ti tranquillizza, hanno ancora un futuro davanti: col coinquilino carino sono riusciti a scappare ma la casa è lesionata, stanno per lasciare L’Aquila in macchina, con solo i vestiti che portano addosso e i documenti, di risalire lassù al quarto piano proprio non se ne parla, stavolta è stata la scossa più forte e lunga di tutte e loro hanno davvero i nervi a pezzi, dopo questa notte non ne possono più, dopo sei mesi di allarmi non ne possono più, non vogliono mai più riprovare un terrore così. Avast’, basta.
Anche tu non vuoi: non vuoi mai, mai più nella tua vita riprovare la paralizzante sensazione di svegliarti di botto nel buio assoluto con la sensazione che sia arrivata la fine del mondo. Da oggi in poi, dormirò sempre con le tapparelle alzate. Ripeti la tua decisione a chiunque incontri: è la tua frase di rito per chiudere i resoconti e racconti sulle esperienze personali di quella notte, in un rito di rielaborazione collettiva. Eeeh ma che fifona che esagerata che sei ti dicono, parli tu che eri a Pescara! Figurati allora se stavi all’Aquila?? Ti è bastato, lo ripeti a tutti: quella notte hai scoperto che l’oscurità può essere matrigna. Sono passati due anni, nella tua regione e nella tua vita è cambiato molto, è cambiato tutto. Non è cambiato niente.