Archive for aprile 2014

Assuefarsi

28 aprile 2014

Ore 8 del mattino, dalla televisione a casa dei tuoi eternamente fissa su Rai1 risuona stentorea la sigla del TG. Corri ad abbassare il volume, ma tra i titoli di testa fai in tempo a sentire “Pescara”. Rialzi il volume. Nell’attesa di ulteriori dettagli, ricapitoli le ultime occasioni in cui la tua città e la tua regione sono stati nominati nella cronaca nazionale: terremoti, inondazioni, scandali, vediamo cos’è successo stavolta…

Dopo due anni di cocopro e coccodè, hai conquistato un tesserino da pubblicista; bene, brava, ad maiora! Se però dopo questo ambito traguardo tu fossi riuscita ad entrare almeno in una redazione locale, magari sarebbe toccato a te oggi dare la notizia: come lo avresti fatto?

Un quartiere a rischio, una storiaccia di abusi, servizi sociali tagliati all’osso, ed uno spento, piovoso pomeriggio domenicale si accende all’improvviso dei bagliori di un incendio.

A bruciare è un’automobile con dentro un disgraziato, che per punire la sua compagna ‘colpevole’ di averlo denunciato per maltrattamenti ha deciso di darsi fuoco, chiudendosi nell’abitacolo insieme alla loro bambina di cinque anni”.

E poi giù dettagli orridi e sordidi: l’intervista ai soccorritori che descrivono i cadaveri carbonizzati, le urla della madre gravemente ustionata nel tentativo di salvare la figlia, i pettegolezzi dei vicini, il dolore dei parenti, la ricerca delle responsabilità, le analisi sociologiche, bla bla bla bla.

Tutto vero. Tutto scontato. Tutto inutile, se dopo sole due ore e una bella doccia tu di questa notizia te ne sei già dimenticata. E non sarà certo scrivere un post come questo che potrà combattere l’assuefazione, tua e altrui, alla cronaca del male.

Tragedia a Pescara

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No mistakes, no Tango

4 aprile 2014

Nelle cose migliori si inciampa per caso: ci si ferma un po’ stupiti, il tempo di rimirarle e dirsi Però, ma guarda, come ho fatto a non pensarci, in fondo perché no?, e si decide di seguire un’idea, una provocazione, un’occasione magari sfiorate in un tempo lontano, ma mai approfondite.

Quel pomeriggio in cui Marina te lo ha proposto (“domani sera vado a una lezione di prova insieme a una mia amica, perché non ti unisci a noi?”), hai avuto la sensazione che il tango argentino fosse sempre stato lì ad aspettarti, a mormorarti dentro: Vai, vai pure, scappa, viaggia, lavora, scrivi, nuota, corri, innamorati di altro e di altri… tanto, prima o poi, tornerai da me! Già molti anni prima avevi provato ad avvicinarti al suo universo, ma la carenza di strutture e di maestri nella tua regione ti aveva fatto desistere; adesso però, con la scuola a soli dieci minuti da casa, non hai più scuse.

La prima lezione è l’uragano Andrea, che tra dimostrazioni, spiegazioni e incoraggiamenti riesce a buttarti nella mischia milonguera e a convincerti che ballare il tango è un’arte complessa ma allo stesso tempo semplice, e che ce la puoi fare, puoi imparare e persino, metterci del tuo: sì, proprio tu, con tutti i tuoi difetti e le tue incertezze. Lo affianca l’indispensabile Luisa, eleganza e flessuosità personificate, miraggio delle principianti.

Per la seconda lezione ti sei già comprata delle vere scarpe da tango, dotate di tacchi corrispondenti alle tue aspettative: non troppo basse, ma nemmeno vertiginose – prudente e vanitosa allo stesso tempo, una vera Bilancia; se poi riuscirai a proseguire, ad approfondire, a non fermarti alle prime inevitabili difficoltà, ti premierai con un nuovo, più ardito paio.

E ieri sera, mentre guardate con un misto di ammirazione, scoraggiamento, invidia e smania di emulazione la jazzistica sintonia dei ballerini di livello avanzato, arriva l’epifania, sussurrata da una principiante che ha iniziato insieme a te: “Guarda che noi è solo da un mese che balliamo, non te lo dimenticare!”.
COSA?

No, non è possibile… un mese soltanto? Se n’è volato tra ochos, paradas, controtempi, incroci, camminate, piedi pestati, imbarazzi, errori, ripetizioni, collisioni con altre coppie, risate, prese per il culo, sudate, corpo a corpo con abilità, altezze, prese, pesi e odori diversi, resistenze, abbandoni, senso del ridicolo, senso della misura, senso del bello, corteggiamenti durati il tempo e lo spazio di una tanda e su tutto, tanto preziose quanto rare, la magia e la poesia di quegli attimi in cui tu e il partner di turno siete uniti dal respiro comune della musica.
E non c’è bisogno di Al Pacino per dirsi che sì, vale la pena continuare: Just tango on!