No mistakes, no Tango

Nelle cose migliori si inciampa per caso: ci si ferma un po’ stupiti, il tempo di rimirarle e dirsi Però, ma guarda, come ho fatto a non pensarci, in fondo perché no?, e si decide di seguire un’idea, una provocazione, un’occasione magari sfiorate in un tempo lontano, ma mai approfondite.

Quel pomeriggio in cui Marina te lo ha proposto (“domani sera vado a una lezione di prova insieme a una mia amica, perché non ti unisci a noi?”), hai avuto la sensazione che il tango argentino fosse sempre stato lì ad aspettarti, a mormorarti dentro: Vai, vai pure, scappa, viaggia, lavora, scrivi, nuota, corri, innamorati di altro e di altri… tanto, prima o poi, tornerai da me! Già molti anni prima avevi provato ad avvicinarti al suo universo, ma la carenza di strutture e di maestri nella tua regione ti aveva fatto desistere; adesso però, con la scuola a soli dieci minuti da casa, non hai più scuse.

La prima lezione è l’uragano Andrea, che tra dimostrazioni, spiegazioni e incoraggiamenti riesce a buttarti nella mischia milonguera e a convincerti che ballare il tango è un’arte complessa ma allo stesso tempo semplice, e che ce la puoi fare, puoi imparare e persino, metterci del tuo: sì, proprio tu, con tutti i tuoi difetti e le tue incertezze. Lo affianca l’indispensabile Luisa, eleganza e flessuosità personificate, miraggio delle principianti.

Per la seconda lezione ti sei già comprata delle vere scarpe da tango, dotate di tacchi corrispondenti alle tue aspettative: non troppo basse, ma nemmeno vertiginose – prudente e vanitosa allo stesso tempo, una vera Bilancia; se poi riuscirai a proseguire, ad approfondire, a non fermarti alle prime inevitabili difficoltà, ti premierai con un nuovo, più ardito paio.

E ieri sera, mentre guardate con un misto di ammirazione, scoraggiamento, invidia e smania di emulazione la jazzistica sintonia dei ballerini di livello avanzato, arriva l’epifania, sussurrata da una principiante che ha iniziato insieme a te: “Guarda che noi è solo da un mese che balliamo, non te lo dimenticare!”.
COSA?

No, non è possibile… un mese soltanto? Se n’è volato tra ochos, paradas, controtempi, incroci, camminate, piedi pestati, imbarazzi, errori, ripetizioni, collisioni con altre coppie, risate, prese per il culo, sudate, corpo a corpo con abilità, altezze, prese, pesi e odori diversi, resistenze, abbandoni, senso del ridicolo, senso della misura, senso del bello, corteggiamenti durati il tempo e lo spazio di una tanda e su tutto, tanto preziose quanto rare, la magia e la poesia di quegli attimi in cui tu e il partner di turno siete uniti dal respiro comune della musica.
E non c’è bisogno di Al Pacino per dirsi che sì, vale la pena continuare: Just tango on!

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