Archive for the ‘assaggi’ Category

A qualcuno piace freddo

16 giugno 2014

Creatività, coraggio, spiagge selvagge e granite DOC: oggi la seconda puntata della mia rubrica su Abruzzo Popolare, dedicata alle “persone comuni che fanno cose fuori dal comune”.

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Un epilogo in Dolce Attesa

7 maggio 2012

Esce oggi su Doppiozero Facciamo a capirci, epilogo del mio romanzo (inedito), omonimo talvolta omologo di questo blog.
Grazie di cuore ad Angelo Orlando Meloni e Ivan Baio, splendidi curatori della sezione Dolce Attesa, e a chi mi ha sopportata e supportata oltre misura nel corso di altre innumerevoli, vane, lunghe attese!

Eerie Kate

2 novembre 2011

Vuoi per “la necessità di coltivare il proprio personale canone letterario e musicale” (cfr. la memorabile lezione su lettura e scrittura tenuta sabato scorso da Simone Caltabellota a questo Festival che mi vide finalista sotto pseudonimo con questo racconto) e il contestuale ricordo di un emozionante libro scoperto a tredici anni, vuoi per Ognissanti e i Defunti trascorsi a lumi accesi, ricordi per interposta persona e parentele ravvivate, vuoi per le lunghe mattine che ancora trascorro a guidare con spericolata cautela nelle scoscese brume campagnole delle contrade teramane*, aspettandomi di veder sbucare ad ogni angolo uno spirito del bosco, fatto sta che non riesco a togliermi più questa canzone, questo video, soprattutto questa soprannaturale cantante dalla testa:

*per essere più precisi, Padune di Montepagano, dove scopro or ora che Ennio Flaiano aveva una nonna!… sono sempre più convinta che il caso non esista, gli spiriti sì.

Reazioni alla crisi, dalla cucina

16 novembre 2010

Questo governo è alla frutta? E io me la rido, con questo ready-made.

Dall’alto in basso: uva pugliese, clementine calabresi e banana ecuadoriana colte in una libera interpretazione di chiome, occhi e sorriso.

Un Rodari per adulti

7 giugno 2010

Sabato scorso su l’Unità, pagina 3: una bella scoperta.

Inversi
di Bruno Tognolini

Filastrocca della difficile scelta

Meglio così, o meglio così?
Io non capisco cosa devo fare
Meglio di no, o meglio di sì?
Ci son due strade e non so dove andare
E’ meglio quello? E’ meglio questo?
Povero cuore, che nel dubbio atroce
Meglio se vado? Meglio se resto?
Rischia di aprirsi come una noce
Ma se si apre lo vedrò meglio?
Lo capirò forse quello che voglio?
La scoprirò la via giusta qual è?
Povera noce! Povera me!

Letture di gusto

22 agosto 2009

Premessa (a momenti, più lunga del post): per apprezzare al meglio questa segnalazione si riviva (o tutt’al più, si immagini) l’esperienza agostana, spossante e spassosa del “fare i pomodori” (=fare le conserve di pomodoro in casa, usanza ancora in voga presso quelle famiglie ostinatamente meridionali) in compagnia di parenti stretti di tutte le età, seguita da succulento e chiacchierato pranzo pluriportate.

Un anno fa, gentilmente accompagnata a questo giovane Festival (nobilitato oggi perfino da una citazione su “la Repubblica” cartacea!), ascoltavo curiosa l’intervento di un autore fino ad allora da me colpevolmente ignorato e dal medesimo Festival giustamente premiato. In seguito divoravo un suo gustosissimo libro, lettura continuamente interrotta da risate fino alle lacrime e al mal di pancia. Oggi, scovo per caso qui un suo breve racconto parental-culinario che mi riporta alle atmosfere del suo “Parenti lontani” — e un po’ anche a quelle dell’altrui Parenti Serpenti. Enjoy!

Oh, Cherry Day…

31 maggio 2009

Spinta dalla frenesia di ciliegie fresche-fresche di stagione e dalla snobberia di evitare almeno una volta nella vita Cantine Aperte, metto alla prova le mie discutibili capacità di orientamento dirigendomi in macchina verso Giuliano Teatino. Mi perdo, alla faccia delle mappe. A salvarmi dalla boscaglia teatina e dai lazzi dei paesani appollaiati fuori dai bar arriva una strega buona, un’ottuagenaria accartocciata e monòcola, che prima di reindirizzarmi nella civiltà mi squadra ben bene e mi chiede: 1) se so leggere, e 2) se so leggere i cartelli stradali, “ché oggi, se non sai leggere, non vai da nessuna parte!”. Eh, me ne sono accorta sì. Rimetto in moto, la vedo dallo specchietto che alza una mano nella mia direzione: saluto, anatema o benedizione? Credo l’ultima dei tre, perché anche se ha iniziato a piovere, la strada sdrucciola e la visibilità latita, trovo infine il paesello. Impossibile sbagliarsi, è lui: ovunque — appena fuori, dentro, sotto, sopra: OVUNQUE, trionfano alberi e alberi e alberi stracarichi di ciliegie. Mi inoltro nella mischia allegra della sagra e, finalmente, compro: 2 marmellate (ciliegie e visciole), 2 dolci (crostata e rotolo alla marmellata di ciliegie), e ovviamente un chilo di ciliegie belle croccanti e saporite — le avevo mangiate già come frutta a fine pranzo, ma vuoi mettere il sapore paesano del “colto e mangiato”? Che soddisfazione!
In sottofondo, imprecazioni di vigili urbani alle prese con carri allegorici, canzoni del secolo scorso a tutto volume, paesani che si fregano le mani, felici di aver fregato noi cittadini con la scusa della genuinità, e un altoparlante che invita tutti a iscriversi alla GARA DELLO SPUTO DEL NOCCIO DI CILIEGIA. Vince chi sputa più lontano… mi ricorda qualcosa, brucio dalla voglia di mettermi alla prova, ma la timidezza prevale.
In macchina il profumo dei dolci trapassa le spesse buste di plastica, torturandomi. Mi vendico una volta a casa, riducendoli in briciole. E già che ci sono, attacco pure le ciliegie. Aaaaah. A fatica ne lascio qualcuna, ma c’è pur sempre la cena! Squilla l’odiato cellulare, una voce amica mi invita a passare a casa sua: “vieni, ché ti devo regalare un po’ di CILIEGIE, appena colte con le mie mani”…