Archive for the ‘letture’ Category

Ray Bradbury’s ‘optimal behavior’

7 giugno 2012

White Ray with black cat

In 2005, Bradbury published a book of essays titled “Bradbury Speaks”, in which he wrote:
In my later years I have looked in the mirror each day and found a happy person staring back. Occasionally I wonder why I can be so happy. The answer is that every day of my life I’ve worked only for myself and for the joy that comes from writing and creating. The image in my mirror is not optimistic, but the result of optimal behavior.

http://www.raybradbury.com/

Update: wonderful words of a wonderful person.

Ultime pagine di fine anno

29 dicembre 2011

“Ogni storia che raccontiamo su noi stessi può essere narrata solo al passato. Si svolge all’indietro rispetto a dove stiamo ora, e non siamo più gli attori della storia, ma spettatori che hanno scelto di parlare. A volte resta una scia segnata da tracce, come quelle che Hansel lasciava dietro di sé. A volte il sentiero non esiste più: al levar del sole gli uccelli sono scesi in picchiata divorando tutte le briciole. La storia sorvola sui vuoti, colmati solo dall’ipotassi di un “e” o un “e poi”. Accade anche in queste pagine nel tentativo di rimanere su un percorso che, lo so, è interrotto da piccole depressioni e buche profonde. Scrivere è un modo per circoscrivere la mia fame, e la fame non è nient’altro che un vuoto.”

(Siri Hustvedt, Quello che ho amato (What I loved), Einaudi 2004, p. 359. Traduzione di Gioia Guerzoni)

Un nome, una garanzia?

12 dicembre 2011

Ci ho messo un po’ a capire cosa mi turbava di questa raccolta perfidamente intitolata “Troppa felicità”. Avvertivo una presenza poco piacevole covare oltre la copertina candida con foto patinata, giocare a nascondino sotto la coltre di racconti della maestra Munro, ma non riuscivo a capire perché mi pesava così tanto proseguire la lettura.
Finché un pomeriggio, durante una guida particolarmente tranquilla e quasi noiosa all’insegna delle libere associazioni, è arrivata l’epifania. In ogni racconto c’è una persona anormale, troppo sopra o troppo sotto le righe; spessissimo si tratta di un/a disabile, un idiota mai sapiente, antipatico o cattivo per giunta, molto ben dissimulato nelle maglie di una scrittura impeccabile che riesce a raccontare l’innominabile come se fosse una storiella da focolare.
Nel primo racconto, il parricida paranoico che ammazza i tre figli pensando che la moglie lo tradisca.
Nel secondo, la donna scialba, scostante e dal basso quoziente intellettivo per la quale un marito fedele mette inspiegabilmente fine a un matrimonio trentennale con una donna affascinante e comprensiva.
Nel terzo, la ninfetta affetta da mania di persecuzione che incanta un vecchio ricco, un solido/ stolido scapolone e la cugina di quest’ultimo.
Nel quarto, il bambino allevato in una famiglia di intellettuali affettuosi che diventa, da adulto, uno sprezzante homeless insensibile ai richiami del sangue.
Nel quinto (l’unico che – era ora – contiene un guizzo di ironia nel finale), il ladro e assassino che mostra a una vedova vittima del furto la foto della sua famiglia, che ha appena sterminato: madre, padre, sorella idiota e cattiva.
Nel sesto, l’uomo di successo che racconta la storia della propria faccia deturpata da un’enorme voglia violacea e di una ragazza che, amandolo perfino a propria insaputa, si sfigura a sua volta nel tentativo di assomigliargli.
Nel settimo, la sexy-infermiera svampita che seduce a forza di equivoci massaggi e altrettanto equivoche chiacchiere un morente e la sua anziana suocera.
Nell’ottavo, le piccole amiche che uccidono, spinte in ugual misura da un’ignorante paura e una perversa complicità, una bambinona idiota soffocandola sott’acqua durante una gita al mare; il fatto viene preso come disgrazia e le due baby-assassine, diventate donne, fanno i conti con la propria colpa ignota: una sgravandosi la coscienza con un prete prima di perdere definitivamente conoscenza a causa di un brutto male, l’altra conquistando un’ambigua celebrità negli ambienti scientifici grazie a una tesi sul tema “Idioti e Idoli”.
Nel nono, l’uomo ossessionato a livello patologico dalla raccolta della legna nei boschi e dalla misteriosa depressione della moglie che scopre, in seguito uno stupido incidente, come il bosco diventi talvolta foresta e come sua moglie riveli all’improvviso forze ed energie insospettate e misteriose.
Il decimo, e ultimo racconto, è in sostanza una mini biografia romanzata (e francamente, alquanto noiosa) degli ultimi anni di vita di Sofja Kovalevskaja, anormale doppio talento di matematica e scrittrice in epoca pre-femminista.
Ora, la Munro sarà pure “una garanzia”, come proclamato dalla libraia che me l’ha venduta a scatola chiusa, ma come strenna natalizia non la vedo per niente bene… a meno che non si voglia fare un regalo al Lars von Trier di Idioti: in questo caso sì, sarebbe perfetta.

Eerie Kate

2 novembre 2011

Vuoi per “la necessità di coltivare il proprio personale canone letterario e musicale” (cfr. la memorabile lezione su lettura e scrittura tenuta sabato scorso da Simone Caltabellota a questo Festival che mi vide finalista sotto pseudonimo con questo racconto) e il contestuale ricordo di un emozionante libro scoperto a tredici anni, vuoi per Ognissanti e i Defunti trascorsi a lumi accesi, ricordi per interposta persona e parentele ravvivate, vuoi per le lunghe mattine che ancora trascorro a guidare con spericolata cautela nelle scoscese brume campagnole delle contrade teramane*, aspettandomi di veder sbucare ad ogni angolo uno spirito del bosco, fatto sta che non riesco a togliermi più questa canzone, questo video, soprattutto questa soprannaturale cantante dalla testa:

*per essere più precisi, Padune di Montepagano, dove scopro or ora che Ennio Flaiano aveva una nonna!… sono sempre più convinta che il caso non esista, gli spiriti sì.

D – la Repubblica dei modellini

4 settembre 2011

Sabato di mare settembrino, cosa leggere tra una nuotata e l’altra? Decidi di acquistare (dopo secoli) un quotidiano, tanto più che oggi in allegato ci sono un libretto tutto per te e una D tutta da sfogliare. Raggiunta la spiaggia, e a nuotata fatta, opti per la D: non lascia macchie sulle dita e sull’umore come un quotidiano, non impegna come il libro… certo, sarà tutta pubblicità, ma in fondo è anche il tuo mestiere, potrai sempre trovarci qualcosa di interessante.

Sfoglia sfoglia, pausa. Sfoglia, pausa. Sfoglia, pausa. Sfoglia-sfoglia-sfoglia, pausa-pausa-pausa. Risfoglia, ripausa. Tra una pagina e l’altra c’è qualcosa che ti disturba, anche se non riesci a individuarla. Oh, si può sapere cos’ha che non va ‘sta rivista? Sempre la stessa da anni, è! Va bene che l’acquisti (indirettamente) sì e no a cadenza semestrale, ma stavolta qualcosa non ti quadra. Sarà la modella anoressica in copertina? Acqua, acqua… a quelle ormai, chi ci fa più caso. Sarà la scarsità di articoli a beneficio delle foto? Fuocherello… ma non basta, questo già si sapeva. E allora? Sarà il tipo di foto, forse, fuochino… ecco, rivediamole un po’, magari capisci la fonte di tanto malessere.

Pagina doppia: 6-7. Foto pubblicitaria di gruppone di famiglia firmato Tommy Hilfiger. Interno trendy-americano con adulti trendy, adolescenti trendy, animali trendy, vestiti e accessori trendy, toh!, pure due (insopportabili) bambini trendy: un bel mucchio selvaggio. Baseline: shop tommycom (essì, anche l’indirizzo internet è trendy: tutto in minuscolo e senza quel cacofonico www davanti).

Pagina 20: Due bambini in età primascolare a figura intera, etnie biondoariana e neroafricana (viva il politically correct), si sorridono con simpatica aria di sfida! Addosso hanno i vestiti trendy D&G Junior; molto probabilmente tra poco si sporcheranno, ma che importa: solerti supermamme provvederanno a sorridenti a smacchiarli.

Pagina 24: citazioni colte da Romeo e Giulietta in chiave postfemminista per una coppia di seienni vestita Gucci: cappottino rosso e stivaletti di vernice nera per la vezzosa lei, incantata di fronte al suo omino in giacca nera e cravattino, che troneggiando dall’alto di un candido orsacchiotto-balcone gigante la guarda con occhi innamorati.

Pagina 27: una meravigliosa settenne bionda dagli occhi adulti sorride vaga nel vuoto, abbarbicata a una tortile colonna dorata, ideale pendant per il suo morbido maglioncino a coste piatte e rose intrecciate, spumoso collo di pelliccia di volpe e nastri rosa confetto. Una vera Miss Blumarine.

Pagina 49: chi l’ha detto che i bambini devono sempre sorridere in foto? Questa imbronciata coppia di novenni nerovestiti che fissano l’obiettivo con quieta aria di sfida sembrano lì lì per fare l’ennesimo capriccio – un capriccio di classe, of course: dopotutto sono Burberry Children!

Pagina 66: sfondo violaceo con luci da passerella, falcata professionista e sorriso da catwalk, questa decenne finora ti pare la più onesta, con i suoi giacconi, sciarponi e maglioni firmati Woolrich.

Pagina 69: e quest’altra bambina che sfila su passerella imbiancata da neve artificiale, agghindata con ombrellino leopardato bordato di rosso, cappellino anni venti beige, candida stola di pelliccia frisé-barboncino, svolazzante tunica corta senza maniche di lana bianca coordinata con lunghi guanti di lana bianchi a mezzo dito, cinturina rossa borchiata, collant pied-de-poule bianchi e rossi, doposci imbottiti rossi con tanto di pelliccia e catenazze dorate alle caviglie: questa Miss Grant sarà mica la bisnipote della ripadimeana?

Pagina 73: il bambino decenne secondo Bikkembergs è alquanto scazzato, appoggiato a un muro macchiato, vestito sportivo, zazzera rossa e lentiggini da combinaguai… sembrerebbe quasi normale; a tradirlo è la manina col pollice troppo casualmente fuori dalla tasca del jeans, in posa da James Dean.

Pagina 75: due decenni simil-eschimesi (non tanto per i lineamenti, quanto per i cappucci di pelliccia oversize Timberland che hanno in testa) sorridono in primo piano, cercando Adventure Anywhere.

Pagina 93: ma ‘sti bambini, sempre da soli stanno? Ma-nnòò, eccola finalmente: una mamma! Ovviamente bionda ondulata, ovviamente occhio azzurro e sorriso scandinavo, ovviamente quinta misura di reggiseno abbinata a vita sottile e gambe da fenicottero, esibisce orgogliosa i suoi tacchi 12 e due pargoli ugualmente biondocriniti e un po’ troppo rifiniti nei loro vestiti, un tantinello barocchi: roccobarocco Kids.

Pagina 97: sfondo bianco accecante, metà superiore occupata da tre decenni (due femmine, un maschio) vestiti in luminosi completi da sci che si spintonano aggrappati a uno snowboard: add vede così i bambini in montagna.

Pagina 99: Urca! Anzi: Jucca. La cui musa è un’androgina bambina dai capelli umidi in età da menarca, che con occhi socchiusi da non si sa quale segreto piacere sporge al beato fotografo le labbra e candide spalle rivestite di paillettes rosa-argento. Honni soit qui mal y pense.

Pagina 103: chi si rivede, Naturino! Se non altro, non un fashionista-baby dell’ultima ora… il leader italiano delle calzature da bambino sceglie due fratelli con scarpe bene in vista, in mano o appese in spalla. Tiri un sospiro di sollievo.

Pagina 108: una Josephine Baker in miniatura (capelli afro, gonnellina, giacchina, stivalettini, cappellino, borsettina) incrocia le gambette in un tentativo di tip-tap. Graziosa! La griffe L:ù L:ù le calza alla perfezione.

Pagine 131 e 133: Prenatal non vale, Prenatal è onesto, Prenatal non ammicca, Prenatal afferma: Sappiamo cosa vuol dire (avere figli e vestirli, immagino).

Pagina 139: altro marchio storico baby, Primigi, sceglie due bambini molto somiglianti e non ammiccanti, mostrano al fotografo le loro belle scarpe robuste. Mi ricorda la foto di Naturino… chi copia chi?

Pagina 143: uff! Arranchi fino a una coppia di bambini elementari che indossano scarpe NeroGiardini Junior su finto sfondo montano, in modaiolo contrasto con i loro vestitini impeccabili.

Pagina 146-147: Chicco non si tocca, Chicco è una garanzia: la foto raffigura tre simpatici country-babies si divertono all’aperto. Alzi le mani!, nessuna ambiguità.

Fino a Pagina 189 ci sono ben due servizi di moda dedicati a bambini e ragazzini: in effetti, finora non si erano mai visti…

Pagina 190: Sarabandapersonale scelta di stile raffigura una coppia di decenni (i dieci anni sono l’età più fotografata finora, pare) mano nella mano su una panchina; sembrerebbero i perfetti fidanzatini, ma nessuno dei due guarda l’altro: lei fissa stolida l’obiettivo, lui guarda di lato, guarda oltre, forse guarda già un’altra ragazzina vestita fashion, chissà…

Pagina 193: …magari guarda questa bambina in minigonna a cuori, le ginocchia appoggiate a una plastica palla colorata, il fiocco che trattiene i lunghi biondi capelli, persa a fissare il proprio ombelico in un’estasi narcisista: simonetta.

Pagina 195: questa invece pare la figlia di Charlotte Gainsbourg: spettinata, imbronciata, sbaffo di trucco sul viso, labbro inferiore sporgente, interpreta alla perfezione la parte della testimonial TakeTwo teen.

Pagina 197: eccheccavolo! 9 bambini biondi, perfetti, composti e ben vestiti (dei veri Agnelli-ni!) posano su marmorea scalinata per Pinco Pallino.

Pagina 199: per invece chi preferisce lo street style, ecco una Jennifer Beals in erba con radio gigantesca al seguito, scatenarsi su scalini di pietra inondati di sole: “…she was fun. She wouldn’t stop dancing…”, afferma malizioso il verbo Diesel.

Pagina 200: servizio di moda sugli accessori moda per… Bambini. Toh, e chi l’avrebbe mai detto?

Pagina 201: due simpatici inglesini su sfondo british sorridono per Original MarinesChi vive original, veste original!

Pagina 239: dai, su, che ci siamo quasi. Ultima pagina. Affianco al saggio faccione di Umberto Galimberti, sfavilla iperrealista la foto di giovanissima mamma bionda-e-bona.tacco12.decoltè prosperoso.vita sottile.gamba lunga appoggiata a carrozzino contenente fotocopia in miniatura bionda e capricciosa: è la Hello Kitty baby collection, baby!

Ufff…. è finita finalmente! Oh, no, pure la quarta di copertina! E chi è che ha l’ultima parola in fatto di baby-moda? Tre bambini vezzosi belli e ben vestiti su interno lussuoso foderato di tappeti persiani: saranno i nipoti delle sorelle Fendi.

Chiudi nauseata il malloppo, giurando di non comprare mai più una D – la Repubblica in vita tua. Giri lo sguardo, e chi ti vedi sotto l’ombrellone a fianco? Mamma bionda&bona. Seno gonfio&alto. Vita&Gamba sottile. China a blandire la sua fotocopia bionda, carica di treccine e fiocchettini e merlettini e farfalline fashion bianche e rosa firmate Hello Kitty.

La prossima volta, in spiaggia ti porterai da rileggere Mordecai Richler.

A Striking Incipit

2 febbraio 2011

“Sunday night. And the thought strikes me that I ought to be happier than I am.”
(Carol Shields, Duet, Harper Perennial 2006, p.5)

Dopo Mary Swann e La festa di Larry, la mia terza lettura (courtesy of Na) di un’autrice scoperta per caso, e dalla quale non riesco più a staccarmi.

Perché scrivono

4 gennaio 2011

In edizione ridotta e riduttiva rispetto alla celeberrima e rimpianta rubrica Why I Write del Guardian, anche Repubblica se ne esce oggi con un articolo sulle motivazioni degli scrittori alla scrittura. Le più varie e disparate, naturalmente; la mia preferita so far è quella dell’ultimo Nobel per la letteratura, che da bravo ladro di parole riprende una frase di Flaubert: “Scrivere è un modo di vivere“.

Un Rodari per adulti

7 giugno 2010

Sabato scorso su l’Unità, pagina 3: una bella scoperta.

Inversi
di Bruno Tognolini

Filastrocca della difficile scelta

Meglio così, o meglio così?
Io non capisco cosa devo fare
Meglio di no, o meglio di sì?
Ci son due strade e non so dove andare
E’ meglio quello? E’ meglio questo?
Povero cuore, che nel dubbio atroce
Meglio se vado? Meglio se resto?
Rischia di aprirsi come una noce
Ma se si apre lo vedrò meglio?
Lo capirò forse quello che voglio?
La scoprirò la via giusta qual è?
Povera noce! Povera me!

Mrs Robinson by Ravera

14 gennaio 2010

Lapidaria, impietosa e sincera, l’autrice di Porci con le ali nel porci ancora una volta la questione delle pari dispari opportunità su l’Unità. Chapeau!

Love always wins…

16 dicembre 2009

“Winston, sitting in a blissful dream, paid no attention as his glass was filled up. He was not running or cheering any longer. He was back in the Ministry of Love, with everything forgiven, his soul white as snow. He was in the public dock, confessing everything, implicating everybody. He was walking down the white-tiled corridor, with the feeling of walking in sunlight, and an armed guard at his back. The long-hoped-for bullet was entering his brain.
He gazed up at the enormous face. Forty years it had taken him to learn what kind of smile was hidden beneath the dark moustache. O cruel, needless misunderstanding! O stubborn, self-willed exile from the loving breast! Two gin-scented tears trickled down the sides of his nose. But it was all right, everything was all right, the struggle was finished. He had won the victory over himself. He loved Big Brother.”

George Orwell, Nineteen Eighty-Four, London, Penguin, 1989 (first published by Secker & Warburg, 1949), p. 311.