Archive for the ‘letture’ Category

Razzismo c(i)eco

10 dicembre 2009

L’articolo Presseurop linkato ieri (e, forse, anche tradotto?) da fogliedivite mi ha riportato improvvisamente alla memoria l’intenso semestre trascorso come assistente linguistico in un istituto superiore di Senov u Noveho Jicina (Moravia).
A quanto pare, dopo dieci anni la loro situazione scolastica non è migliorata, soprattutto per quanto riguarda il razzismo di insegnanti e allievi nei confronti di quelli che chiamavano, con disprezzo misto a paura, “tzigàny, tzigàny”. Ricordo che durante il mio primo giorno di ambientazione nel paesotto, tra i landmarks che la vicepreside mi illustrava compiaciuta (statua di Lenin imbrattata di vernice, piazza rettangolare circondata da portici, palazzine in colori pastello, sportello bancario ECU-friendly, fabbricona di carri armati in dubbiosa riconversione, fabbrichetta di cappelli, Grand Hotel kunderiano, ristorante cinese, risto-disco-pub ggiovane, microstazione ferroviaria, commissariato, ufficio postale, supermercatino con annesso baracchino di polli arrosto, sauna finlandese mistaaah, confine polacco e Sudeti in lontananza) era compreso anche un palazzone cadente con finestre rotte e cortili bui, popolato da facce che, provenendo da un quartiere-ghetto a mia volta, ho subito riconosciuto come familiari.
“DON’T WALK NEAR THERE. STAY FAR AWAY, OR THEY WILL ROB YOU!!!”
l’avvertimento di Milada (Ahoj!, how are you??), pur se in un inglese accecato, era inequivocabile. Naturalmente l’ho ignorato; di quante volte sia passata lì vicino in quei sei mesi ho perso il conto, e mai che sia stata aggredita né derubata. Quante volte, invece, ho visto che per strada le macchine della polizia fermavano sempre-e-solo ragazzi rom. Di vederli in classe, poi, neanche a parlarne. A scuola vedevo altro… molto, molto altro, ma per ora mi fermo qui sennò la nostalgia canaglia mi attanaglia.

La pazza spudorata se n’è andata

2 novembre 2009

Alda desnuda

“Non sono bella,
sono soltanto erotica.”

“Nei momenti peggiori
mi chiamo
Cita Hayworth.”

Alda Merini, 1931-2009
(Le citazioni sono tratte dal suo “aforismi e magie”, BUR, 2005)

Un weekend carpigiano

1 ottobre 2009

Visitare posti nuovi, degustare sapide specialità locali, scoprire libri e autori più e meno noti: tutto questo mi aspetta alla Festa del Racconto. Con un pensiero a chi ha dedicato a Carpi (anzi, a Karpi!) alcune pagine di un suo bel libro.

Felicemente terza

25 settembre 2009

Scegliere tre titoli dal catalogo di una casa editrice che ami e vederteli recapitare a casa: dolce incombenza, resa ancora più piacevole dal fatto che i libri li hai vinti a un concorso!
Grazie dunque ad Amélie, per aver fatto scoccare la scintilla della scrittura (anzi, del sequel) col suo inquietante romanzo e all’appassionata, instancabile Redazione capitolino-bulgakoviana.
P.S.: Approfitto dell’occasione per riproporre una mia recensione nothombiana apparsa sulle pagine virtuali di un bel Taccuino da tempo latitante.

Letture di gusto

22 agosto 2009

Premessa (a momenti, più lunga del post): per apprezzare al meglio questa segnalazione si riviva (o tutt’al più, si immagini) l’esperienza agostana, spossante e spassosa del “fare i pomodori” (=fare le conserve di pomodoro in casa, usanza ancora in voga presso quelle famiglie ostinatamente meridionali) in compagnia di parenti stretti di tutte le età, seguita da succulento e chiacchierato pranzo pluriportate.

Un anno fa, gentilmente accompagnata a questo giovane Festival (nobilitato oggi perfino da una citazione su “la Repubblica” cartacea!), ascoltavo curiosa l’intervento di un autore fino ad allora da me colpevolmente ignorato e dal medesimo Festival giustamente premiato. In seguito divoravo un suo gustosissimo libro, lettura continuamente interrotta da risate fino alle lacrime e al mal di pancia. Oggi, scovo per caso qui un suo breve racconto parental-culinario che mi riporta alle atmosfere del suo “Parenti lontani” — e un po’ anche a quelle dell’altrui Parenti Serpenti. Enjoy!

Addio, radiosa Nanda.

19 agosto 2009

Appena rientrata da una notte di fuochi artificiali oscurati dalla notizia della tua scomparsa, non trovo il coraggio o la voglia di leggerne i dettagli, i tributi. Ma so che non riuscirò a dormire se prima non provo a salutarti. Una goccia in un fiume d’inchiostro (virtuale e non) la mia, per dirti grazie di essere esistita, e che mi manca già da morire il tuo sorriso, sigillo di una splendida, appassionata “giovane vecchiaia”.

Henrique de Souza Filho

13 maggio 2009

Sul manifesto di venerdì scorso, Adriana Zarri ha citato una bella poesia, dimenticandosi però di dirci il nome dell’autore. Le estenuanti ricerche fatte per trovarlo mi hanno ricordato quanto smisurata sia la mia ignoranza nel campo della letteratura brasiliana (ma non solo).

“Se non ci sono stati frutti è stata utile la bellezza dei fiori. Se non ci sono stati fiori è stata utile l’ombra delle foglie. Se non ci sono state foglie è stata utile l’intenzione del seme”.
(Henfil)

A-Busi in famiglia

2 maggio 2009

“…meglio sarebbe per la perfetta Gentildonna andarsene lontano prima di venire spogliata del poco che ha, perché chi ha messo su famiglia non ha alcun rispetto né ritegno verso chi una famiglia non l’ha. I famigliari con famiglia credono che tutto ciò che una persona da sola ha costruito sia in qualche modo rubato a loro, ai santi padri e sante madri di famiglia che, con la scusa dei loro spermatozoi e placente a perdere che persi non sono andati, si sentono in diritto di fare sponda su di voi, che non siete state sfiorate dalle cose della vita…”

Aldo Busi, Manuale della perfetta Gentildonna – Con preziosi cazzeggiamenti anche per Lui, Sperling & Kupfer Editori, 1994, pp. 265-266

Una tira l’altra

16 aprile 2009

In fatto di letture (ma non solo), credo molto alle coincidenze. Credo cioè che i libri migliori si trovino per caso, e che si leggano proprio quelli che in quel momento si ha bisogno di leggere. Credo che certi libri ti chiamino a sé, e che si chiamino anche tra sé, in un misterioso intreccio di connessioni, rimandi ed affinità che è bene non indagare troppo. E’ così che, nell’ultimo mese, il mio comodino si è ritrovato ad ospitare i libri di due autrici che a prima vista non potrebbero essere più diverse tra loro: il primo romanzo di un’esordiente italiana e un evergreen di un’inglese consacrata (ormai nel secolo scorso) dal Booker Prize.
La prima, Caterina Falconi, mi onora della sua amicizia (e perfino di una dedica!) da quando abbiamo condiviso la gioia della pubblicazione; la seconda, Anita Brookner, l’avevo già incrociata spulciando schedari universitari, ripromettendomi prima o poi di leggerla, fino a quando il mio personale pusher di libri l’ha scovata a prezzo stracciato, in una vecchissima ma ancora attualissima traduzione, riproposta pari pari l’anno scorso da un altro editore.
Il nesso tra due autrici apparentemente così distanti si esplicita innanzitutto nella scelta delle protagoniste dei loro romanzi: due donne che, vuoi per indole, vuoi per scelte sbagliate, si ritrovano sole ed insoddisfatte, desiderose di un cambiamento decisivo nella propria vita.
Lo strumento prescelto per il proprio riscatto sociale ed esistenziale passa, in un primo momento, per la scrittura: “E’ un tentativo di arrivare agli altri e di far sì che ti amino. E’ la tua istintiva protesta quando ti accorgi di non aver voce nei tribunali del mondo e che non c’è nessuno che parlerà in tuo favore. Io darei il mio intero patrimonio di parole, passate, presenti e a venire, in cambio di un accesso più facile al mondo, in cambio del permesso di affermare “mi fa male” o “detesto” oppure “desidero”. O, in verità, per dire: “Guardatemi”. Così la brookneriana Frances. La Silvia di “Sulla breccia”, invece, “Quando era un po’ più giovane sognava di diventare una scrittrice. E aveva buttato giù tre racconti brevi, di getto. Ma quando aveva provato a scrivere un romanzo si era accorta di non avere costanza sufficiente. E aveva rinunciato.”
Sia Frances che Silvia potrebbero quasi rassegnarsi ad una vita incolore, a una quotidianità scandita da abitudini incancrenitesi negli anni, ad improbabili sogni di gloria letteraria, se non fosse per il doloroso confronto con le vite di amiche più appariscenti, sfrontate e fortunate: la bionda Alix, che con “la faccia ridente, con i capelli in disordine e i denti rapaci (…) faceva pensare a immense riserve di appetiti e di piacere”; la rossa ossigenata Cinzia, che “… sembrava una vecchia saggia e un po’ laida intrappolata in un corpo da giovane”, e soprattutto per la crescente presenza, sentita e sofferta, dell’Altro, di un uomo: tanto prossimo da essere amico, ma per varie ragioni impossibile da avere tutto per sé.
I personaggi maschili di “Guardatemi” e “Sulla breccia” sono anch’essi molto simili: nella loro aura da principe azzurro, nel ruolo di eroe salvifico su cui le donne proiettano le proprie fantasie di fuga, il proprio bisogno d’amore. Entrambi, pagina dopo pagina, emergono dall’iniziale nuvola idealizzante per rivelarsi nella propria fragilità e crudeltà di esseri umani; ciò, ovviamente, non farà che renderli ancora più cari e desiderabili… ma non andrò certo a raccontarvi come va a finire tra Frances e James, Silvia e Angelo, con quali eventi, figure e fantasmi dovranno misurarsi, in cosa i loro percorsi si differenzieranno: lo scoprirete solo leggendo.

Auspici americani

12 aprile 2009

Le prove della vita, naturalmente, non hanno mai fine. Tutti sono destinati a sperimentare infelicità e disgrazie, ma ora ho come una sensazione, una sensazione che prima non c’era, e che non si ferma alla superficie delle cose, ma mi pervade fino al profondo del cuore: ce l’abbiamo fatta. Ora tutto andrà meglio. Queste cose si sentono.

Robert M. Pirsig, Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta (traduzione di Delfina Vezzoli), p. 392, Adelphi 1981.